Oltre il narcisismo e la psicopatia

Negli ultimi anni termini come narcisista, psicopatico e manipolatore sono entrati nel linguaggio quotidiano. Spesso, però, vengono utilizzati con troppa facilità per descrivere partner difficili, persone egoiste o relazioni finite male.

Più recentemente è stata proposta l’espressione Persistent Predatory Personality (PPP), traducibile come “personalità predatoria persistente”, per descrivere un modello teorico nel quale si combinano caratteristiche come manipolazione, sfruttamento degli altri, freddezza emotiva, scarsa empatia e ricerca del proprio vantaggio anche a danno delle altre persone.

È importante precisarlo: la personalità predatoria persistente non è attualmente una diagnosi clinica ufficiale presente nei principali manuali diagnostici. È un costrutto teorico che cerca di osservare insieme caratteristiche che possono comparire in differenti configurazioni di personalità.

L’aspetto interessante è proprio questo: anziché domandarsi immediatamente quale etichetta attribuire a qualcuno, può essere più utile osservare come quella persona si comporta nel tempo.

Quando una relazione diventa “predatoria”

Il termine predatorio può far pensare alla violenza fisica, ma in questo contesto ha un significato più ampio. Indica una modalità nella quale l’altro viene utilizzato prevalentemente come strumento per ottenere gratificazione, controllo, denaro, status, sesso, potere o altri vantaggi.

Un episodio di egoismo o una bugia non rendono certamente una persona “predatoria”. Ciò che dovrebbe attirare l’attenzione è la ripetizione sistematica dello stesso schema.

La persona può inizialmente apparire affascinante, sicura, estremamente attenta e persino molto empatica. Può comprendere rapidamente desideri, insicurezze e vulnerabilità dell’altro. Ma comprendere le emozioni non significa necessariamente condividerle: si può essere molto abili nel capire cosa prova qualcuno e utilizzare proprio questa conoscenza per manipolarlo.

Nelle relazioni possono così comparire comportamenti come menzogne frequenti, svalutazione, ricatto emotivo, alternanza tra vicinanza e freddezza, controllo, inversione delle responsabilità o utilizzo delle confidenze dell’altro contro di lui.

Alcune di queste dinamiche possono ricordare fenomeni come gaslighting e love bombing, ma nessun singolo comportamento permette di formulare una diagnosi.

Il vero segnale d’allarme: come ci sentiamo nella relazione

Uno degli effetti più insidiosi delle relazioni fortemente manipolative è la progressiva perdita di fiducia nelle proprie percezioni.

La persona può iniziare a domandarsi continuamente: “Sto esagerando?”, “Forse ho capito male?”, “Sono io il problema?”. Può sentirsi sempre più insicura, colpevole e dipendente dall’approvazione dell’altro.

Ed è proprio qui che diventa importante spostare l’attenzione.

Invece di chiedersi continuamente “È un narcisista?”, “È uno psicopatico?”, “Ha una personalità predatoria?”, può essere molto più utile domandarsi:

“Come sto diventando io dentro questa relazione?”

Se una relazione produce sistematicamente paura, confusione, umiliazione, isolamento, perdita dell’autostima o riduzione della propria autonomia, non è necessario conoscere la diagnosi dell’altra persona per riconoscere che qualcosa non sta funzionando.

Comprendere le ragioni psicologiche di un comportamento, inoltre, non significa essere obbligati a tollerarlo.

Perché può essere difficile allontanarsi

Le relazioni manipolative raramente sono negative in ogni momento. Possono alternare periodi di forte vicinanza, attenzioni e promesse a fasi di svalutazione, freddezza o controllo.

Proprio questa alternanza può alimentare la speranza che torni la persona conosciuta all’inizio della relazione. Chi la vive può continuare a investire energie nel tentativo di recuperare quella fase positiva, finendo progressivamente per adattarsi a comportamenti che inizialmente non avrebbe accettato.

Per questo, dall’esterno, domandare semplicemente “Perché non se ne va?” significa spesso non comprendere la complessità psicologica della situazione.

Tornare a fidarsi di sé

Una relazione caratterizzata da manipolazione e svalutazione può lasciare conseguenze anche dopo la sua conclusione: difficoltà a fidarsi degli altri, senso di colpa, paura di sbagliare nuovamente partner o costante necessità di controllare i segnali provenienti dalle nuove relazioni.

Un percorso psicologico può aiutare a ricostruire i propri confini, recuperare l’autostima e soprattutto tornare a fidarsi delle proprie percezioni. Quando le esperienze vissute hanno assunto caratteristiche traumatiche, anche l’EMDR, dopo un’adeguata valutazione clinica, può aiutare a rielaborare ricordi associati a paura, vergogna, impotenza o senso di colpa.

Le definizioni psicologiche possono aiutarci a comprendere alcuni fenomeni. Ma nella vita quotidiana ciò che conta maggiormente sono i comportamenti, la loro continuità nel tempo e gli effetti che producono su di noi.

Forse, allora, la domanda più importante non è “Che personalità ha chi mi sta accanto?”, ma:

“Questa relazione mi permette ancora di essere me stesso?”

Dott.ssa Francesca Milizia
Psicologa – Psicoterapeuta
Sessuologa – Terapeuta EMDR
Riceve a Roma, Palestrina e Valmontone
📞 346.70.75.806
🌐 www.francescamilizia.it

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