Un ragazzo smette gradualmente di uscire, interrompe le relazioni, abbandona scuola o lavoro e trascorre quasi tutto il tempo nella propria stanza. Non sempre si tratta di semplice timidezza o pigrizia. Il ritiro sociale estremo, descritto anche con il termine giapponese hikikomori, può diventare una condizione prolungata e molto difficile da interrompere senza comprenderne le cause.


Chi sono gli hikikomori?

Con il termine hikikomori si descrive una forma di ritiro sociale prolungato caratterizzata da marcato isolamento nella propria abitazione e importante riduzione della partecipazione a scuola, lavoro e vita sociale. Le proposte diagnostiche più utilizzate indicano in genere una durata di almeno sei mesi e una significativa compromissione o sofferenza. Non riguarda esclusivamente adolescenti o giovani uomini e non va interpretato come una semplice scelta volontaria di “non uscire”.

Questo ritiro non è semplice pigrizia o ribellione: è spesso l’esito di sofferenze profonde, ansia sociale, paura del giudizio, insicurezza identitaria e, in alcuni casi, vere e proprie forme di depressione.

Hikikomori: isolamento sociale e ritiro dalla vita quotidiana


Le cause: un disagio silenzioso e multifattoriale

Il fenomeno è complesso e non ha una sola causa. Spesso si combinano:

  • Aspettative sociali e scolastiche molto elevate

  • Bullismo o esperienze relazionali negative

  • Pressioni familiari legate alla performance

  • Difficoltà a costruire un’identità autonoma

  • Disturbi dell’umore o dell’ansia non riconosciuti

In alcuni casi, chi vive un ritiro sociale prolungato percepisce l’ambiente esterno come fonte di pressione, giudizio o sofferenza. Il ritiro può assumere una funzione protettiva, ma non deve essere interpretato necessariamente come una scelta libera o consapevole.


Il ruolo della famiglia: capire senza colpevolizzare

Famiglia e minori: immagine legata ai rapporti familiari

Per i genitori, trovarsi davanti a un figlio che non vuole più uscire può essere devastante. La tentazione di forzare il cambiamento o di giudicare è comprensibile, ma spesso controproducente. È fondamentale:

  • Riconoscere che si tratta di un disagio reale, non di un capriccio

  • Evitare di colpevolizzare o sottovalutare

  • Offrire ascolto, presenza e dialogo, anche se non immediatamente ricambiati

  • Chiedere supporto professionale, sia per il figlio sia per sé stessi


L’importanza del supporto psicologico

Il percorso di uscita dal ritiro sociale è lento e delicato, ma possibile. Un intervento psicologico non deve essere imposto, bensì proposto con sensibilità. Il lavoro terapeutico aiuta il ragazzo a:

  • Riconnettersi con le proprie emozioni

  • Lavorare sull’ansia sociale e sull’autostima

  • Riscoprire un senso di identità e di progettualità

  • Recuperare gradualmente contatti con l’esterno

Anche i genitori possono beneficiare di un percorso di sostegno, per gestire la frustrazione, l’impotenza e il senso di fallimento che spesso accompagna questi vissuti familiari.


Fonti e riferimenti:

  • Associazione Hikikomori Italia – www.hikikomoriitalia.it.

  • American Psychiatric Association, DSM-5-TR, 2023.

  • Lavanco G., Novara C., Giovani ritirati. Il fenomeno degli hikikomori in Italia, Franco Angeli, 2020.

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