Quando il corpo viene trasformato in un giudizio

Commenti sul peso, battute sull’aspetto fisico, paragoni continui, critiche mascherate da ironia. Il body shaming è una forma di umiliazione che colpisce il corpo e l’immagine personale, spesso con conseguenze profonde sul benessere psicologico.
Negli ultimi anni questo fenomeno è diventato sempre più visibile, soprattutto attraverso i social network, dove immagini, standard estetici irrealistici e giudizi pubblici possono amplificare insicurezze e vulnerabilità.
Per favorire la sensibilizzazione su questo tema, il il 1° ottobre 2025 il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge sul body shaming (Legge n. 150/2025, ex A.S. 1562), che istituisce la Giornata nazionale contro la denigrazione dell’aspetto fisico delle persone, ricorrenza fissata ufficialmente il 16 maggio.
Il colore simbolo della Giornata «è il fucsia, scelto per rappresentare l’ottimismo dinamico e l’evoluzione personale che porta all’affermazione di se stessi».
L’obiettivo è sensibilizzare, educare al rispetto e contrastare la discriminazione basata sul corpo, spesso diffusa sui social.
Cos’è il body shaming

Con il termine body shaming si indica l’atto di deridere, criticare o svalutare una persona per il suo aspetto fisico. Può riguardare il peso, l’altezza, la forma del corpo, la pelle, i capelli, l’età o qualsiasi caratteristica estetica.
Il body shaming può essere esplicito, attraverso insulti o offese dirette, ma anche più sottile. A volte passa attraverso commenti apparentemente innocui, confronti continui o osservazioni ripetute che fanno sentire la persona “sbagliata” nel proprio corpo.
Non riguarda solo gli adolescenti. Può colpire uomini e donne di ogni età.
Il peso psicologico delle parole

Molte persone tendono a minimizzare questo fenomeno, considerandolo semplice ironia o superficialità. In realtà il body shaming può avere effetti psicologici importanti.
Essere giudicati continuamente per il proprio aspetto può influenzare autostima, sicurezza personale e relazione con il proprio corpo. Alcune persone sviluppano vergogna, evitamento sociale, ansia o un senso costante di inadeguatezza.
Nel tempo il corpo smette di essere percepito come parte di sé e diventa qualcosa da controllare, nascondere o correggere.
Social network e confronto continuo

I social media hanno amplificato il fenomeno. L’esposizione costante a immagini filtrate, corpi idealizzati e modelli estetici spesso irrealistici può aumentare il confronto sociale.
Molte persone finiscono per valutare sé stesse attraverso standard difficili o impossibili da raggiungere. Questo meccanismo può favorire insicurezza e autosvalutazione, soprattutto nei più giovani.
Il problema non è prendersi cura di sé, ma trasformare il valore personale in una questione esclusivamente estetica.
Quando il body shaming arriva da vicino

Una delle forme più dolorose di body shaming è quella che avviene nei contesti familiari o affettivi. Commenti ripetuti sul peso, battute sul corpo o osservazioni svalutanti provenienti da persone significative possono lasciare tracce profonde.
In alcuni casi la persona interiorizza queste critiche fino a costruire un’immagine di sé fragile e costantemente dipendente dal giudizio esterno.
Il corpo diventa allora il luogo in cui si concentra il bisogno di approvazione.
Cosa dice la legge

In Italia non esiste un reato specifico titolato “body shaming”, ma alcuni comportamenti possono rientrare in fattispecie già previste dalla legge, soprattutto quando assumono caratteristiche offensive, persecutorie o discriminatorie. Insulti ripetuti, molestie online, diffamazione sui social o comportamenti persecutori possono avere rilevanza giuridica. In particolare, nei casi più gravi possono configurarsi reati come diffamazione, atti persecutori (stalking), molestie o cyberbullismo.
Per i minori, la normativa sul cyberbullismo offre strumenti di tutela anche nei casi di umiliazione legata all’aspetto fisico online.
Come difendersi dal body shaming

Difendersi dal body shaming non significa solo rispondere alle offese, ma anche proteggere la propria salute psicologica. Il primo passo è riconoscere che il valore personale non coincide con l’aspetto fisico.
È importante imparare a distinguere tra cura di sé e ricerca ossessiva di approvazione. Allo stesso tempo, può essere utile limitare l’esposizione a contesti o contenuti che alimentano confronto tossico e autosvalutazione.
Nei casi più intensi o persistenti, chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma di tutela verso sé stessi.
Il ruolo del supporto psicologico

Le ferite legate al body shaming possono restare attive a lungo, influenzando relazioni, autostima e rapporto con il proprio corpo. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere come si sia costruita l’immagine di sé e a ridurre il peso emotivo del giudizio.
Quando esperienze di umiliazione o svalutazione hanno lasciato tracce profonde, approcci terapeutici come l’EMDR possono aiutare a rielaborare le memorie emotive associate a quei vissuti, favorendo una percezione di sé più stabile e meno dipendente dallo sguardo degli altri.
Il corpo non dovrebbe essere un campo di battaglia. Dovrebbe essere un luogo da abitare con rispetto.
Una cultura più umana

La Giornata del 16 maggio contro il body shaming rappresenta un momento fondamentale per riflettere sul modo in cui guardiamo gli altri e noi stessi.
Ogni parola può lasciare un segno. E costruire una cultura più attenta significa imparare a sostituire il giudizio con il rispetto, il confronto con l’ascolto, la derisione con la consapevolezza.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi meno degno a causa del proprio corpo.
Vi invito a leggere, dal link che segue, un toccante e coraggioso articolo di Renato Brunetta che racconta la sua storia:
Dott.ssa Francesca Milizia
Psicologa – Psicoterapeuta
Sessuologa – Terapeuta EMDR
Riceve a Roma, Palestrina e Valmontone
📞 346.70.75.806
🌐 www.francescamilizia.it

